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CONTENERE IL CONSUMO DI GAS: BUONE PRASSI E NUOVE TECNOLOGIE.

Efficienza energetica per ridurre i consumi di gas. Questo l’imperativo che l’Europa ha di fronte e che deve trovare misure pratiche di attuazione il più in fretta possibile, perché l’autunno è alle porte e con esso arriva anche l’accensione dei riscaldamenti invernali. Il rischio è di non avere gas sufficiente per tutto l’inverno, mentre famiglie e imprese potrebbero non riuscire a sostenere il costo di bollette da capogiro.
Mentre si cercano fornitori di gas alternativi alla Russia e si riempiono gli stoccaggi nazionali, la Commissione UE ha proposto alcune misure di risparmio destinate ai cittadini e in Italia si è già presa qualche decisione importante: ad esempio, abbassare la temperatura di riscaldamento di 1°C e posticipare l’accensione di una settimana. Tra buone prassi e scelte tecnologiche di efficienza per la climatizzazione, potremo vincere la sfida che ci porterà – sempre nelle intenzioni dell’UE – ad abbattere del 15% i nostri consumi di gas fino alla prossima primavera.

Le tecnologie oggi ci consentono di adottare buone prassi di risparmio in diversi ambiti di consumo energetico in modo molto semplice.

La gestione della temperatura di riscaldamento con tecnologie digitali per la termoregolazione evoluta, per esempio, consente di avere sempre sotto controllo i consumi di gas, di risparmiare e di ottimizzare la gestione in modo che non dobbiamo rinunciare al comfort.

Inoltre, non dobbiamo dimenticarci che esistono sistemi di climatizzazione evoluti ed efficienti che non utilizzano gas (come le pompe di calore) che consentono di mantenere inalterate le nostre abitudini, ma spostano i consumi dal gas alle fonti rinnovabili e consumano meno grazie ai più alti livelli di rendimento (una strategia che è alla base della Transizione energetica). In teoria è proprio questa la vera efficienza energetica: fare le stesse cose, ma consumando meno. Mettendo insieme buone prassi e nuove tecnologie di climatizzazione efficienti che non consumano gas, i risultati in termini di efficienza possono diventare davvero interessanti, aiutarci a vincere l’attuale sfida energetica e a spendere meno in bolletta.

Secondo la IEA (International Energy Agency), in Europa gli edifici sono troppo riscaldati: la temperatura media sarebbe infatti di 22°C. Se tutti i cittadini del vecchio continente riducessero la temperatura solo di 1°C, come risultato si avrebbe un risparmio annuale di 10 miliardi di metri cubi di gas naturale. Se si pensa che, sempre secondo la IEA, nel 2021 l’Ue ha importato il 45% del gas dalla Russia (circa 140 miliardi di metri cubi in un anno) si può capire come questa piccola azione di risparmio sarebbe comunque molto utile. E ne beneficerebbero immediatamente anche le nostre tasche.

Aumentare l’efficienza energetica abbassando il riscaldamento oggi è semplicissimo. Utilizzando tecnologie digitali evolute, infatti, è possibile impostare la temperatura ambiente automaticamente in base a quella esterna, regolare ogni stanza in modo diverso (grazie alle valvole termostatiche montate su ogni radiatore), cambiare le impostazioni in qualsiasi momento da remoto tramite App, verificare in tempo reale i consumi e lo stato dell’impianto. Insomma, uno stimolo al risparmio che parte dalla possibilità di tenere tutto sotto controllo.

Se il modo più immediato di risparmiare gas è evitare di consumarlo, la soluzione per l’efficienza energetica nella climatizzazione sono le pompe di calore elettriche che, allo stato attuale, rappresentano i generatori più indicati per affrontare le sfide energetiche e ambientali future. Questi sistemi oggi hanno raggiunto livelli di rendimento altissimi, ben più alti delle caldaie a gas. Quindi, da un lato consentono di elettrificare i consumi (e l’elettricità è ormai prodotta in buona parte con fonti pulite rinnovabili) e dall’altro mettono in pratica il concetto stretto di efficienza: consumare meno a parità di servizio reso.

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IMPRESE E CARO ENERGIA, PERCHÉ L’ITALIA STA PEGGIO DI FRANCIA E GERMANIA

La scure del caro energia stia colpendo tutta l’Europa, ma in Italia rischia di creare danni particolarmente gravi alle imprese. La recente relazione del Centro Studi di Confindustria è chiara su questo argomento: la nostra economia sta perdendo competitività rispetto ai nostri principali competitor europei, a causa dei rincari del gas e dell’elettricità.
L’aumento dei costi per l’economia italiana è stimato tra i 5,7 e i 6,8 miliardi in più al mese, che significa tra 68 e 81 miliardi su base annua. Il più colpito con aumenti fino a quasi 32 miliardi annui è il settore manifatturiero, quello che più di altri rischia di perdere competitività.

Anche prima delle recenti dinamiche al rialzo, l’impatto dei costi energetici per le imprese nazionali era maggiore rispetto ai nostri vicini europei. Le differenze nel biennio 2018-2019 erano relativamente contenute rispetto alla Germania (0,6 punti percentuali) ma già significative rispetto alla Francia (1,6 punti percentuali). Poi, con l’aumento dei prezzi delle commodity, nel 2021 la differenza nell’incidenza dei costi energetici dell’Italia dalla Germania aveva superato un 1 punto percentuale, e ben 2,6 punti dalla Francia. E nel 2022 il divario con la Germania potrebbe aumentare fino a 2,1 punti percentuali e fino a 4,9 rispetto alla Francia.

Le stime di Confindustria prevedono che, se l’aumento dei prezzi non dovesse rientrare, per l’industria italiana l’incidenza dell’energia sul totale dei costi di produzione crescerà nettamente, arrivando superare l’8,0% rispetto al 4,0% nel periodo pre-crisi: più del doppio, insomma, un valore che per alcuni comparti rischia di essere davvero pesante. In realtà non se la passano benissimo nemmeno l’industria francese (4,8% contro il precedente 3,9%) e soprattutto quella tedesca (7,2% dal 4,0% pre-crisi).

Ci saranno dei settori industriali più colpiti di altri? Le stime di Confindustria dicono di sì. In particolare, tra i settori energivori sarà colpito soprattutto quello del legno (con una variazione nell’incidenza dei costi di +6,3 punti percentuali rispetto al pre-pandemia), della gomma-plastica (+5,6), dei minerali non metalliferi (+8,8) e della chimica (+4,5), mentre per la metallurgia, nonostante figuri come il settore italiano più colpito in assoluto dalla crisi energetica, il rincaro sarebbe addirittura maggiore in Germania (+12,4 punti percentuali).

Perché l’Italia è più colpita di Francia e Germania dal caro energia?
Il caro energia pesa in maniera differente nei Paesi europei prima di tutto a causa del diverso mix di fonti energetiche utilizzate, sia per quanto riguarda gli acquisti diretti delle imprese per alimentare la propria attività, sia indirettamente attraverso la fornitura di energia. Sulla base delle elaborazioni dei dati Eurostat, risulta che il gas naturale è la fonte prevalente di consumo in Italia sia per il settore della distribuzione di energia che poi viene erogata sotto forma di gas ed elettricità (49% del totale nel 2019) sia direttamente per la manifattura (76%). In Germania, invece, il “peso” del gas sul mix energetico è decisamente inferiore, così come in Francia. Questo implica che variazioni dei prezzi del gas come quelle che stiamo osservando in questi mesi (e che trainano al rialzo anche il prezzo dell’elettricità), abbiano un impatto proporzionalmente maggiore nel caso delle filiere industriali italiane.
Il secondo fattore è legato alla forte dipendenza italiana dall’estero: importiamo energia per il 78% del nostro fabbisogno. La Germania utilizza più del 50% di energie rinnovabili per la produzione di elettricità e può contare ancora su una parte di energia nucleare. E l’energia atomica soddisfa ancora più del 70% del fabbisogno energetico dei francesi.

Lo scenario futuro
Lo scenario internazionale è stato caratterizzato nel corso degli ultimi diciotto mesi da una corsa eccezionale dei prezzi di tutte le materie prime, ma il gas è stato protagonista assoluto dei rincari. Il suo cui prezzo in Europa già a gennaio del 2022 era cresciuto del 421% rispetto al dicembre 2019.
La guerra in corso ha drammaticamente peggiorato un trend già in atto, perché la Russia copre quasi metà delle importazioni UE di gas, il 44% di quelle di carbone e quasi il 25% per quelle di petrolio (per sapere di più sulle cause del caro energia leggi anche Perché il prezzo dell’energia è alle stelle?). E ora le riduzioni delle forniture e i timori di un taglio totale degli approvvigionamenti russi peggiora ulteriormente il quadro.

Puntare su efficienza, fonti energetiche e nuove tipologie di contratti
Per mantenere margini economici sufficienti e salvare la competitività le imprese hanno di fronte a sé un percorso obbligato: spingere sull’efficienza energetica e l’auto produzione di energia. Tecnologie efficienti, cogenerazione, fotovoltaico, dovrebbero essere in questo momento una priorità nella “lista della spesa”, perché in grado di ripagarsi ora più velocemente che in passato, senza dimenticare che strumenti innovativi come i contratti EPC consentono di investire senza anticipare liquidità. Lo scorso anno gli investimenti in efficienza delle imprese sono tornati a crescere i Italia, ma sicuramente non è abbastanza per fronteggiare l’attuale situazione.

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TRANSIZIONE ENERGETICA, PASSA DA QUI IL FUTURO DELLA TERRA

Transizione energetica. Una definizione ormai entrata nel linguaggio corrente, ma di cui pochi conoscono davvero il significato e le complessità che questo processo comporta. Prima di tutto: cosa significa esattamente transizione energetica? È il passaggio dalle fonti fossili (come petrolio, carbone e gas, che oggi soddisfano ancora l’80% dei consumi globali) a un mix energetico meno inquinante basto sulle fonti rinnovabili. Questo passaggio può essere totale o parziale e può avvenire più o meno lentamente, ma la rapidità con cui si stanno manifestando i cambiamenti climatici (a cui si aggiunge il prezzo del gas e la necessità di svincolarci dall’import del gas russo) ci indica che la transizione energetica deve essere fatta il più in fretta possibile. Una sfida persa in partenza? No, un obiettivo difficile ma che con le attuali tecnologie è possibile raggiungere.

La transizione energetica è indispensabile per ridurre le emissioni
A determinare il climate change, la cui conseguenza più evidente è il riscaldamento globale, è l’effetto-serra causato da alcuni gas immessi in atmosfera, denominati “climalteranti”, tra cui i principali sono l’anidride carbonica (CO2) e il metano (CH4).
L’utilizzo di combustibili fossili ai fini energetici è il principale responsabile dell’aumento delle emissioni di CO2 che oggi ha raggiunto livelli allarmanti; basti pensare che lo scorso maggio l’agenzia statunitense NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) segnalava un valore di 421 ppm (parti per milione). È un valore mai raggiunto, da confrontare con l’epoca preindustriale, quando i livelli di CO2 nell’atmosfera si aggiravano attorno ai 280 ppm. È facile intuire come proseguire su questa strada senza mettere in campo azioni decise per velocizzare la transizione energetica rappresenti una sorta di “suicidio collettivo”.

Le conseguenze dell’effetto-serra
Trattenendo il calore in atmosfera, l’effetto-serra determina cambiamenti climatici che si manifestano innanzi tutto con l’aumento della temperatura globale. Il climate change è reale, è causato in gran parte dalle attività umane e tutti possiamo vederne gli effetti: dalla fine del 1800 ad oggi la temperatura media del pianeta è aumentata di circa 1°C. Come sottolinea l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) l’aumento più rapido è però avvenuto negli ultimi cinquant’anni, con un trend di circa 0,2°C per decennio.
L’aumento della temperatura è direttamente correlato con altri elementi con cui si manifesta il climate change:
– siccità e rischio desertificazione per le regioni tropicali;
– scomparsa dei ghiacciai (tra il 1993 e il 2016 anni la Groenlandia ha perso oltre 280 miliardi di tonnellate di ghiaccio l’anno);
– aumento della frequenza di fenomeni metereologici estremi;
– innalzamento e aumento dell’acidità degli oceani: il livello è aumentato di circa 20 centimetri in un secolo, mentre l’acidità è aumentata del 30% dall’inizio della rivoluzione industriale;
– cambiamento degli ecosistemi animali e vegetali, rischi per l’agricoltura.

Gli obiettivi internazionali per la transizione energetica
Nella conferenza internazionale sul clima di Parigi (COP 21, tenutasi alla fine del 2015) 195 Paesi hanno indicato come obiettivo il contenimento dell’aumento della temperatura media mondiale entro i 2°C rispetto ai livelli preindustriali, puntando al limite di 1,5°C.
Proseguendo con le attuali politiche governative, tuttavia, questo obiettivo appare molto lontano, perché l’economia globale dovrebbe riuscire a tagliare la sua “intensità di carbonio” (ossia la quantità di carbonio emessa per unità di energia consumata) del 6,4% l’anno fino al 2100. Il problema è che le politiche messe concretamente in campo finora non contemplano una transizione energetica sufficientemente “radicale”. A distinguersi in senso positivo è solo l’Europa con il suo piano per il clima Fit for 55 e con gli obiettivi del progetto REPowerEU che propone di ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030 per poi arrivare alla “carbon neutrality” nel 2050. Ma anche in questo caso la strada da percorrere è ancora molto lunga.

E l’Italia? Come espresso dal Sole24Ore: “Abbiamo fatto pochi passi avanti sulla strada che ci avrebbe dovuto allontanare dalla dipendenza energetica”. Non abbiamo tempo da perdere.

L’importanza delle tecnologie pulite come le pompe di calore
Migliorare sensibilmente l’efficienza delle attuali tecnologie che bruciano fonti fossili è una missione (quasi) impossibile, perché sistemi come le moderne caldaie a condensazione per il riscaldamento degli edifici o i cicli combinati delle centrali termoelettriche vantano già rendimenti molto elevati. Percorrere solamente questa strada per portare avanti la decarbonizzazione dell’energia, quindi, appare tecnicamente infattibile.
Cosa abbiamo allora a disposizione per una transizione energetica radicale? Le moderne tecnologie che sfruttano le fonti rinnovabili, soprattutto per quanto riguarda l’elettricità (fotovoltaico, eolico), e parallelamente bisogna spingere – in tutti i settori dove questo è possibile – per l’elettrificazione dei consumi.
Anche a causa del costante aumento della richiesta di energia, le rinnovabili finora hanno solamente affiancato i sistemi di produzione energetica tradizionali basati sulle fonti fossili, non li hanno sostituiti. Oggi, però, le tecnologie rinnovabili e le reti di distribuzione dell’energia elettrica sono più mature, come sottolinea Terna parlando di transizione energetica, e i costi dell’energia prodotta da rinnovabili sono diventati decisamente competitivi e lo diventeranno sempre di più a seguito di dinamiche di economie di scala e di scelte politiche che lo permetteranno. Mentre nel settore industriale la sostituzione delle fonti fossili è più complessa, almeno per i processi che richiedono alte temperature, nel comparto residenziale, commerciale e dei servizi abbiamo ad esempio a disposizione le pompe di calore elettriche per sostituire le caldaie a gas.

Nel frattempo, il fotovoltaico ha fatto grandi progressi in termini di rendimento e di potenza disponibile per metri quadri di superficie dei moduli, mentre si stanno diffondendo velocemente i sistemi di accumulo che permettono di massimizzare il consumo dell’energia elettrica auto-prodotta.

Insomma, dal punto di vista tecnologico la transizione energetica appare oggi davvero possibile.

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COME RISPARMIARE IL GAS? RISCALDIAMO CON IL CONDIZIONATORE!

Con il caro energia, molte persone sono alla ricerca di soluzioni per ridurre il peso delle bollette sui bilanci familiari. Per il gas la situazione è particolarmente critica, perché il prossimo autunno, oltre agli altissimi costi dei metri cubi consumati, a causa della riduzione degli approvvigionamenti dalla Russia potrebbero esserci scorte insufficienti per passare un inverno “a pieno regime”. Probabilmente molti di voi avranno già letto molto su come adottare buone pratiche di risparmio nell’utilizzo dei climatizzatori in estate, dato che in queste torride settimane l’accensione degli apparecchi è una prassi quotidiana. Ma pochi immaginano che riscaldare con un condizionatore può essere davvero conveniente, riducendo i consumi di gas della caldaia. Si tratta di una buona prassi molto semplice che può essere messa in campo a costo zero, senza alcun investimento aggiuntivo, come ricorda anche l’ENEA in un recente studio che mette a fuoco “le azioni amministrative e comportamentali per la riduzione del fabbisogno nazionale di gas metano”.

Vediamo come i climatizzatori ci possono aiutare a diminuire i consumi della caldaia.

Il funzionamento di un condizionatore a pompa di calore

I climatizzatori moderni sono pompe di calore aria-aria alimentati elettricamente che, sfruttando la compressione e l’espansione di gas refrigeranti all’interno di un ciclo termodinamico, durante il funzionamento estivo prelevano calore dagli ambienti interni per trasferirlo all’esterno (proprio come il frigorifero di casa!). Si tratta generalmente di pompe di calore “reversibili”, che possono cioè invertire il ciclo di funzionamento riscaldando le abitazioni con aria calda durante l’inverno.

Sal punto di vista dell’efficacia e della “percezione” da parte dell’utente, la principale differenza rispetto a una pompa di calore aria-acqua o una caldaia a gas (entrambe scaldano l’acqua tecnica dell’impianto per poi farla circolare nei radiatori o nei pannelli radianti) è che i sistemi ad aria come i condizionatori split riscaldano gli ambienti più velocemente, con una messa a regime della temperatura più rapida. Sono, quindi, più indicati se si vuole accendere e spegnere il riscaldamento in modo intermittente o solo per determinate ore al giorno.

Per quanto riguarda, invece, il rendimento – e dunque la convenienza – va precisato che come tutte le pompe di calore, i climatizzatori funzionano bene all’interno di determinati range di temperatura della sorgente esterna (in questo caso l’aria) sia in riscaldamento che in raffrescamento (sono i limiti di temperatura operativa riportati nel libretto di istruzioni); in modalità riscaldamento, in particolare, il funzionamento ottimale si ha con una temperatura dell’aria non troppo bassa che consente di ottenere dei COP (coefficiente di prestazione) particolarmente elevati, bei più alti rispetto a una caldaia. Per queste ragioni, nelle mezze stagioni, soprattutto se la casa non è abitata tutto il giorno, può risultare molto conveniente dare precedenza di funzionamento ai climatizzatori rispetto alla caldaia a gas.

Riscaldamento con condizionatore al posto della caldaia

Immaginiamo di essere nella seconda metà di ottobre, quando gli impianti di riscaldamento cominciano ad entrare in funzione, ma le temperature esterne sono ancora miti. Invece di tenere in funzione tutto il giorno la caldaia e l’impianto di riscaldamento, si può accendere il condizionatore solo in alcune fasce della giornata, ad esempio al mattino e alla sera, sfruttando il vantaggio che nelle mezze stagioni le temperature esterne sono generalmente comprese tra i 10 e 20°C e che i tempi di messa a regime per portare gli ambienti domestici a 20°C sono dunque molto brevi.

Come fare per impostare questo funzionamento in modo automatico? È molto facile: per dare precedenza al climatizzatore basta abbassare sul termostato il set point di riscaldamento della caldaia (ad esempio a 16°C). In questo modo si può esser certi che la caldaia non entrerà mai in funzione per il riscaldamento!

Sia per raffrescare sia per riscaldare, è importante non dimenticare di effettuare la pulizia del climatizzatore ogni anno per preservare la qualità dell’aria in casa e l’efficienza del sistema.

Quanto si può risparmiare sul riscaldamento utilizzando il climatizzatore

Modena si trova in zona climatica E, corrispondente a buona parte del Nord Italia, escludendo le zone montane, e ad alcune aree del Centro. Consideriamo l’esempio di una casa non isolata con quattro locali da riscaldare. Nei mesi di ottobre, marzo e aprile, ossia i periodi tipici delle mezze stagioni, per riscaldare l’abitazione con una caldaia e i radiatori saranno necessari circa 1.500 kWh termici, corrispondenti a circa 150 metri cubi di gas che, con gli attuali costi del combustibile, equivalgono come spesa a circa 300 €. Dando la priorità a soddisfare le esigenze di riscaldamento con i condizionatori, grazie a temperature esterne favorevoli per il funzionamento efficiente il rendimento sarà sicuramente elevato. E dovendo farli funzionare solamente per qualche ora al giorno, è ipotizzabile un consumo di soli 250 kWh elettrici per i tre mesi considerati, corrispondenti a un costo in bolletta dell’energia elettrica, con i prezzi attuali, di circa 100 €.

Se stai pensando all’installazione di un nuovo climatizzatore, hai la possibilità di cogliere modalità vantaggiose per finanziare il tuo acquisto e approfittare dei bonus condizionatori 2022.

Secondo l’ENEA, utilizzando i climatizzatori per riscaldare, considerando che attualmente solo 1.359.252 famiglie hanno condizionatori a pompa di calore sfruttabili anche per il riscaldamento, il risparmio di gas totale a livello nazionale potrebbe arrivare a quasi 825 milioni di metri cubi in un anno.

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PRO E CONTRO DEL RISCALDAMENTO A POMPA DI CALORE

Le pompe di calore permettono di riscaldare la propria abitazione in modo ecosostenibile e conveniente, facendo bene all’ambiente e alle tasche delle famiglie. Sulla carta i vantaggi delle pompe di calore sono ineguagliati da qualsiasi altro generatore di calore, a patto di far funzionare la macchina nelle condizioni ottimali.
Accanto a questo, la particolare convenienza che c’è oggi nell’installare un riscaldamento a pompa di calore in sostituzione di un vecchio impianto è dettata dalla possibilità di scegliere tra varie forme di detrazioni fiscali e incentivi (Econobus 65% e Bonus casa 50%, confermate fino a fine 2024, Superbonus 110% e Conto Termico 2.0).
Non dimentichiamo che queste agevolazioni fiscali sono fruibili anche come cessione del credito oppure come sconto immediato in fattura.
Scopriamo tutto nel dettaglio.

Riscaldamento a pompa di calore: perché sì

Sostenibilità ambientale
Una pompa di calore è utilizzata per riscaldare gli ambienti e produrre acqua calda sanitaria in maniera sostenibile perché sfrutta una fonte rinnovabile gratuita: cattura il calore presente nell’aria esterna (anche quando si è sotto zero nell’aria è sempre presente una quantità di calore sfruttabile!), nell’acqua di falda o nel sottosuolo (in questo caso con una pompa di calore geotermica) e la trasferisce mediante un ciclo frigorifero all’acqua dell’impianto di riscaldamento, a fronte di un consumo abbastanza contenuto di energia elettrica. Non bruciando fonti fossili, una pompa di calore non emette CO2 né altre sostanze inquinanti.

Efficienza energetica
Una pompa di calore rende all’impianto molta più energia di quella che consuma, con un’efficienza che varia al variare delle temperature di lavoro. Il parametro che individua l’efficienza della pompa di calore è il COP (Coefficient of Performance), determinato dal rapporto tra la potenza termica prodotta (kW) e la potenza elettrica assorbita (kW). Se la pompa di calore fornisce 5 kW all’impianto di riscaldamento a fronte di un consumo elettrico di 1 kW, il COP risulta pari a 5. Ad esempio, Vitocal 200-S di Viessmann possiede un COP fino a 5,1 con A7/W35.

Risparmio
Produrre energia termica utilizzando una fonte rinnovabile gratuita assicura, in linea generale, un risparmio sui costi di riscaldamento. Abbinando alla pompa di calore un impianto fotovoltaico (meglio se con un sistema di accumulo) per la produzione dell’elettricità consumata dall’apparecchio, le bollette possono abbassarsi ai minimi termini.

Riscaldamento e raffrescamento
Le pompe di calore reversibili sono utilizzate per riscaldare e rendere calde le stanze di casa, ma non solo. Posso anche fungere alla funzione di raffrescamento estivo degli ambienti, facendo circolare acqua “refrigerata” all’interno dei circuiti degli impianti. Questo avviene, semplicemente, invertendo il ciclo di funzionamento della macchina: il calore viene catturato dall’interno dell’abitazione e trasferito all’aria esterna. In questo modo, si può sfruttare un unico impianto per una duplice funzione, facendo a meno del “classico” condizionatore ad aria.

Il valore della casa aumenta
Con un sistema di riscaldamento efficiente che introduce l’utilizzo di fonti rinnovabili sale anche la classe energetica dell’abitazione. Ciò significa che, in fase di compravendita, il valore dell’immobile sarà più elevato; non solo: la casa diventerà più appetibile e sarà venduta più facilmente in futuro.

Zero canne fumarie
Rispetto a un impianto di tipo tradizionale con caldaia, una pompa di calore funziona senza richiede di predisporre una canna fumaria. Questo è un aspetto che va considerato nelle nuove costruzioni ma anche nelle riqualificazioni, dove si può evitare la verifica e messa a norma dello scarico fumi.

Riscaldamento a pompa di calore: perché no

Fattibilità
Non è sempre possibile (o consigliabile) utilizzare una pompa di calore come impianto di riscaldamento. Una prima condizione riguarda la sorgente di calore rinnovabile: aria, acqua, terra. Per le soluzioni con acqua di falda o superficiale deve esserci disponibilità della risorsa idrica e delle autorizzazioni per poterla utilizzare. Per le soluzioni geotermiche devono essere disponibili gli spazi esterni per il sistema di scambio termico con il terreno, e la tipologia stessa di terreno deve essere adeguata. Le pompe di calore aria-acqua pongono meno condizioni di installazione, ma bisogna comunque verificare la possibilità di posizionare l’unità esterna.

Ingombri
Anche internamente una pompa di calore richiede spazi di installazione superiori rispetto alle caldaie. Necessita di un accumulo per la produzione di acqua calda sanitaria e a volte, in base alla tipologia di impianto, anche di un accumulo inerziale. Esistono, però, soluzioni estremamente compatte che occupano lo spazio di un frigorifero domestico, come Vitocal 222-S di Viessmann, pompa di calore pensata per occupare il minor spazio possibile all’interno dell’edificio e assicurare un rapido posizionamento e montaggio del sistema.

Temperature di lavoro e terminali: come funziona una pompa di calore
Le pompe di calore hanno limiti operativi: significa che per dare il massimo in termini di prestazioni e rendimento devono lavorare entro determinati range di temperatura. Le pompe di calore funzionano anche con temperature esterne particolarmente rigide, ma la loro operatività potrebbe non essere efficiente, così da risultare poco conveniente dal punto di vista economico. Inoltre, funzionando con basse temperature di mandata, i terminali dell’impianto devono essere pannelli radianti a pavimento oppure ventilconvettori, mentre i comuni radiatori non sono adatti. Anche il livello di isolamento termico dell’edificio influisce molto sull’efficienza dell’impianto a pompa di calore.

Per valutare la possibilità di utilizzare una pompa di calore e realizzare un impianto “a regola d’arte” per riscaldare la propria abitazione, bisogna affidarsi alla competenza di professionisti specializzati. Contattaci: saremo in grado di consigliarti e individuare la soluzione più indicata per ottenere prestazioni adeguate e vantaggi economici nel tempo.

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CARO ENERGIA: COSA POSSIAMO FARE PER SPENDERE MENO IN BOLLETTA?

Contro il rincaro delle bollette, ormai alle stelle, gli interventi del Governo non bastano. È il momento di fare scelte che mirano alla riduzione del fabbisogno energetico.
Potendo immaginare un anno fa quello che sarebbe successo alle bollette dell’energia, anche gli osservatori più catastrofisti non avrebbero potuto dipingere uno scenario peggiore. Dopo le quotazioni del gas e dell’elettricità impazzite a causa della rapida ripresa post Covid, dei cali nazionali delle scorte e dell’aumento del prezzo delle quote per compensare le emissioni di CO2 (che si ripercuotono sui costi di produzione dell’energia), è arrivata la guerra Russia-Ucraina che mette a rischio il 40% delle forniture di gas europee e italiane. Oggi l’imperativo per i Governi europei è diversificare le forniture di gas da un lato e spingere il più possibile la produzione da fonti rinnovabili, biometano e idrogeno dall’altro, per cercare di aumentare la nostra indipendenza energetica. Scopriamo qui di seguito cosa possiamo fare noi consumatori.

Possiamo decidere di spegnere il riscaldamento o di non utilizzare il forno (e certamente alcuni comportamenti anti-spreco più virtuosi, come abbassare di un grado la temperatura in casa, andrebbero adottati da tutti!). Certo è che realizzare interventi per l’efficienza energetica consentono di ridurre i consumi senza cambiare drasticamente le abitudini di utilizzo dei nostri elettrodomestici e che rappresentano l’arma più efficace a nostra disposizione.

Nel frattempo, l’ARERA (Autorità di regolazione per Energia, Reti e Ambiente) alla fine dello scorso anno ha tirato le somme di 12 mesi bollenti: malgrado gli interventi governativi, l’aumento per la famiglia tipo nel mercato tutelato è stato del +55% per la bolletta dell’elettricità e del +41,8% per quella del gas in un solo trimestre (il primo del 2022 rispetto al precedente). E i numeri anno su anno sono ancora più sconfortanti. Il costo in dell’energia elettrica in bolletta nel mercato tutelato è passato a ben 46 centesimi kWh (incluse tasse) rispetto ai 20 centesimi dell’inizio del 2021, con un aumento del 135%. E il gas è arrivato a superare i 137 centesimi al metro cubo, dai 70,66 centesimi del gennaio dello scorso anno. Nei prossimi mesi la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare, in particolare da luglio in poi, quando l’aggiornamento dei prezzi dell’Autority registrerà anche l’impennata dei prezzi del gas avvenuta con la guerra nei primi giorni di marzo.

L’ultima mossa del Governo contro l’aumento delle bollette riguarda il trimestre aprile-giugno 2022. Il Decreto Energia (Decreto legge 1 marzo 2022, n. 17), recante “Misure urgenti per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali” ha stanziato quasi 8 miliardi, di cui circa 5,5 per far fronte al caro energia e gli altri a sostegno delle filiere produttive più penalizzate. Il nuovo decreto-legge ha sostanzialmente prorogato anche per il secondo trimestre del 2022 le misure già in essere nei mesi passati, ma con alcune novità:
– azzeramento degli oneri generali di sistema per le utenze domestiche e non domestiche in bassa tensione con potenza fino a 16,5 kW, nonché per le utenze sopra i 16,5 kW, anche connesse in media e alta/altissima tensione o per usi di illuminazione pubblica o di ricarica pubblica di veicoli elettrici;
– riduzione dell’Iva al 5% e degli oneri generali per il gas;
– rafforzamento del bonus sociale per i clienti domestici economicamente svantaggiati e in gravi condizioni di salute;
– credito d’imposta del 20% per le aziende energivore (da utilizzare in compensazione) pari al 20 per cento delle spese sostenute per la componente energetica acquistata e utilizzata nel secondo trimestre 2022;
– credito d’imposta al 15% per le imprese a forte consumo di gas naturale sulle bollette relative al primo trimestre del 2022 (da utilizzare in compensazione).

Il Decreto Energia, inoltre, spinge le fonti rinnovabili, in particolare gli impianti solari fotovoltaici e termici, semplificando le procedure per l’installazione sui tetti di edifici pubblici e privati e in aree agricole e industriali. Sia gli impianti che le opere funzionali alla connessione alla rete elettrica, infatti, sono considerati interventi di manutenzione ordinaria e non sono più necessari permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di qualsiasi tipo, ad eccezione degli impianti che riguardano edifici vincolati o in aree sottoposti al codice dei beni culturali e del paesaggio.

In un momento come quello attuale e con uno scenario a medio termine che resta molto complicato, vale la pena considerare alcuni interventi che possono modificare radicalmente le nostre bollette perché diminuiscono il fabbisogno per riscaldamento, raffrescamento e per l’alimentazione di tutte le utenze elettriche che prelevano energia dalla rete. Tre, in particolare, sono gli ambiti su cui intervenire che portano a risultati certi.

Isolamento dell’immobile: un cappotto termico permette di ridurre notevolmente il fabbisogno energetico sia per il riscaldamento (circa del 20% secondo l’ENEA) che per il raffrescamento estivo; migliora inoltre il comfort abitativo e consente di alzare la classe energetica dell’immobile aumentandone il valore. Non dimentichiamo che l’isolamento termico di almeno il 25% delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate è un intervento che accede direttamente al Superbonus 110%, con un massimale di spesa che va dai 50.000 euro per gli edifici unifamiliari, ai 40.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari per condomini fino a 8 unità abitative, ai 30.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari per immobili con più di 8 unità (per sapere di più sulle nuove scadenze del Superbonus e le nuove modalità per accedere a sconto in fattura e cessione del credito leggi anche Novità Bonus 2022 per ristrutturazione).

Installazione di impianto fotovoltaico e solare termico: un impianto fotovoltaico domestico in auto-consumo consente di diminuire nettamente il prelievo di elettricità dalla rete pubblica; se si installa anche un sistema di accumulo per immagazzinare l’elettricità prodotta e non immediatamente autoconsumata, l’autonomia energetica (e il risparmio!) può arrivare all’80% (leggi anche Installare un impianto fotovoltaico conviene? Le risposte). Il fotovoltaico può essere installato, anche con i sistemi di accumulo, sfruttando sia il Bonus Ristrutturazione con detrazione del 50%, sia il Superbonus 110% in qualità di intervento “trainato”. I pannelli solari termici, invece, permettono di sfruttare il calore del sole arrivando a far risparmiare, se l’impianto è ben dimensionato, fino al 75% dei consumi per la produzione di acqua calda sanitaria; sono utili anche per supportare il generatore di calore per il riscaldamento, riducendo i consumi anche del 25% (leggi anche Rendimento solare termico anche in inverno). Un impianto solare termico può accedere al Bonus Ristrutturazioni, all’Ecobonus 65%, al Superbonus 110% e anche al Conto termico.

Sostituzione della caldaia con un generatore di calore più efficiente: un aiuto contro il caro energia può arrivare anche dalla sostituzione di una vecchia caldaia con un generatore di calore più efficiente. In questo caso non si agisce direttamente sulla riduzione del fabbisogno energetico della propria casa, ma si diminuiscono i consumi grazie ai migliori rendimenti dell’apparecchio: installando una moderna caldaia a condensazione il risparmio sui consumi di gas può arrivare al 30%. Le nuove caldaie Vitodens serie 100, tra l’altro, sono già pronte per il riscaldamento del futuro perché sono “H2 ready”, ossia compatibili con l’idrogeno.
Con una pompa di calore, oltre al migliore rendimento del generatore si otterrà anche un riscaldamento green a zero emissioni locali, grazie al fatto che questi apparecchi non utilizzano gas né altre fonti fossili per funzionare, ma l’energia termica gratuita e rinnovabile presente nell’aria o nell’acqua, così come un quota di energia elettrica.

Hai possibilità di sfruttare anche il tetto di casa? L’abbinamento perfetto per il risparmio e la sostenibilità ambientale è rappresentato dall’accoppiata pompa di calore e impianto fotovoltaico (dove i consumi arrivano quasi a zero).

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NOVITÀ BONUS 2022 PER RISTRUTTURAZIONE, CASA ED EDILIZIA, VIA VIESSMANN

Ecco un vademecum per orientarsi tra le agevolazioni fiscali 2022 dedicate alla ristrutturazione o alla casa, con scadenze e nuove condizioni per sconto in fattura e cessione del credito.

Tra annunci, dietrofront dell’ultimo momento e improvvise restrizioni, districarsi tra i Bonus 2022 per ristrutturare o riqualificare un immobile non è affatto semplice, perché i continui cambiamenti normativi sono stati talmente tanti da mettere in difficoltà persino gli operatori del settore.

Ora che abbiamo avviato il nuovo anno, possiamo ragionevolmente affermare che il quadro delle agevolazioni, detrazioni e incentivi 2022 dovrebbe essere quasi definito.
Quindi, se desiderate una bussola per orientarvi tra Superbonus, Ecobonus, Bonus Ristrutturazioni e via dicendo, siete nel posto giusto: qui potete trovare tutte le principali novità.

Superbonus 110% 2022: le nuove scadenze

Il Superbonus consente di portare in detrazione Irpef il 110% delle spese per la riqualificazione energetica di immobili unifamiliari e condomini

Per le spese sostenute a partire dal 1 gennaio 2022 fino al 31 dicembre 2025, la detrazione si recupera in 4 quote annuali di pari importo e non più in 5 come avveniva per le spese sostenute nel 2020 e 2021. Va ricordato che, al posto della detrazione si può optare per la cessione del credito o per lo sconto diretto in fattura (con alcune restrizioni di cui parliamo più avanti).

La maxi-agevolazione, introdotta con il Decreto legge n. 34 del maggio 2020 (Decreto Rilancio), poi convertito nella Legge n.77 del 17 luglio del 2022, è stata prorogata dalla Legge di Bilancio 2022 (Legge 30/12/2021, n. 234). Resterà valido fino al 31 dicembre 2025 con aliquota al 110% esclusivamente per gli interventi effettuati all’interno di Comuni per i quali sia stato dichiarato lo Stato di Emergenza per eventi sismici.

A parte questa eccezione, il Superbonus è sfruttabile con differenti scadenze e condizioni.

– Fino al 31/12/2023 con detrazione al 110% per le parti comuni dei condomìni (e per gli interventi trainati negli appartamenti condominiali), per gli edifici composti da due a quattro unità immobiliari con unico proprietario o stessa comproprietà da più persone, per le ONLUS, le Organizzazioni di Volontariato e le Associazioni di Promozione Sociale; dopo tale data dopo l’aliquota del 110% scende al 70% per le spese sostenute nel 2024 e al 65% per le spese sostenute nel 2025.
– Fino al 30/06/2022 con detrazione al 110% per gli edifici unifamiliari o per le unità funzionalmente autonome (le cosiddette villette); per tranquillizzare i proprietari di abitazioni unifamiliari, precisiamo subito che Il testo definitivo della legge ha eliminato il tetto ISEE di 25.000 euro per poter fruire dell’agevolazione, come pure la data precisa entro la quale doveva essere presentata la Cilas; la scadenza può slittare al 31/12/2022 se al 30 giugno 2022 è stato completato almeno il 30% dei lavori con riferimento all’ammontare complessivo delle spese per intervento (ripartito come SAL, Stato di avanzamento lavori).
– Fino al 30/06/2023 con detrazione al 110% per gli istituti IACP e le Cooperative a proprietà indivisa, prorogabile al 31/12/2023 con SAL almeno del 60% al 30 giugno dello stesso anno.

Altri Bonus fiscali per l’edilizia 2022

La Legge di Bilancio ha prorogato anche i principali Bonus per le riqualificazioni edilizie esistenti, che si confermano un’ottima opportunità per tutti gli interventi che, per diverse ragioni, non riescono a rientrare nel Superbonus 110. Ecco le scadenze.

– Detrazione del 50% delle spese per il recupero del patrimonio edilizio (Bonus ristrutturazioni), con limite di spesa di 96.000 euro e detrazione in 10 rate annuali: valido fino al 31 dicembre 2024; dal 1° gennaio 2025 la detrazione scende al 36% e il limite di spesa a 48.000 euro.
– Ecobonus ordinario per la riqualificazione energetica con detrazione al 50, 65, 70, 75% (a seconda delle tecnologie e dei soggetti) in 10 anni: valido fino al 31 dicembre 2024.
– Bonus facciate con nuova detrazione ridotta al 60%: valido fino al 31 dicembre 2022.
– Sismabonus al 50, 70, 75, 80 e 85%: valido fino al 31 dicembre 2024.
– Bonus mobili e grandi elettrodomestici al 50%: valido fino al 31 dicembre 2024 con limite di spesa di 10.000 euro nel 2022, 5.000 nel 2023 e 2024.
– Bonus verde (o Bonus giardini) con detrazione al 36% delle spese: valido fino a 31 dicembre 2024.
– Nuova detrazione del 75% delle spese in 5 quote annuali per l’eliminazione delle barriere architettoniche: valida fino al 31 dicembre 2022.

I nuovi limiti per cessione del credito e sconto in fattura

Oltre ad aver introdotto il Superbonus 110%, il Decreto Rilancio nel 2020 ha introdotto la possibilità di optare per la cessione del credito e lo sconto in fattura al posto della detrazione fiscale del credito spettante. Due modalità pensate per favorire chi non ha i mezzi per anticipare la somma dovuta o per chi non ha una capienza sufficiente a contenere la detrazione all’interno della propria imposta lorda Irpef annuale. La cessione del credito e lo sconto in fattura sono poi stati estesi anche alle altre agevolazioni diverse dal Superbonus 110%.

Lo scorso novembre, tuttavia, il governo ha deciso stringere le maglie per contrastare i casi di frode riscontrati nell’accesso ai Bonus, introducendo degli adempimenti ulteriori. Così per poter sfruttare le modalità alternative alla detrazione fiscale, ora è necessario per tutti i Bonus presentare un visto di conformità parte di un professionista abilitato (commercialista o Caf), per ottenere il quale bisogna preventivamente ottenere anche l’asseverazione sulla congruità dei costi effettuata da parte di un tecnico abilitato.

L’unica deroga è concessa, per i bonus “minori” come l’Ecobonus o il Bonus Ristrutturazioni, nel caso si tratti di opere classificate come attività di edilizia libera ai sensi del DPR 380/2001 (senza comunicazione allo sportello unico dell’edilizia del comune) o se le spese complessive non superano i 10.000 euro.

Un ulteriore “paletto”, infine, era stato inserito con il nuovo Decreto Sostegni (D.L. 4/2022 in G.U. dal 27/1/2022): a partire dal 7 febbraio 2022 era stata prevista la possibilità di cedere i crediti fiscali relativi ai bonus una sola volta.

Questo significa che l’utente finale ha a disposizione 2 possibilità:

1) Chiedere all’installatore lo “sconto in fattura” sul corrispettivo da pagare. Se l’installatore accetterà, egli potrà cedere il credito d’imposta maturato una sola volta, ragionevolmente a un istituto finanziario
2) Pagare “per intero” la fattura all’installatore e cedere il credito d’imposta direttamente a un terzo, ragionevolmente un istituto finanziario
Molti installatori sono già organizzati, mentre altri si statto strutturando per fornire il servizio, quindi, temporaneamente potrebbero non essere in grado di proporre lo “sconto in fattura”.

Così come diverse banche hanno temporaneamente “bloccato” i portali di acquisto del credito, per organizzare al meglio l’attività.

Va poi ricordato come, in ogni caso, rimane sempre valida la possibilità di pagare per intero la fattura dell’installatore e poi detrarre il credito d’imposta dalle imposte dovute negli anni successivi, nel rispetto dei limiti di legge.

AGGIORNAMENTO 28 FEBBRAIO 2022
Per evitare il blocco dei cantieri in essere, rispettando però quanto indicato nella norma anti-truffe inserita nel DL Sostegni-ter, il Governo ha lavorato ad alcuni correttivi su Superbonus, Ecobonus e Bonus Casa che rendano nuovamente possibile cedere i crediti più volte, ma solo a determinate condizioni.
Attraverso il Consiglio dei Ministri del 18 febbraio 2022 (qui puoi visionare il Comunicato Stampa) è stato approvato un ulteriore decreto correttivo “Misure urgenti per il contrasto alle frodi in materia edilizia e sull’elettricità prodotta da impianti da fonti rinnovabili (decreto-legge)”.

Con questo decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 febbraio 2022 dopo l’atteso via libera della Ragioneria di Stato, si prevede che, se il committente cede il credito a un soggetto libero, questi potrà cedere il credito a sua volta solo a una società vigilata (banca, assicurazione, finanziaria iscritta all’albo) che, a sua volta ancora, potrà effettuare una nuova e ultima cessione a un’altra società vigilata (quindi per massimo complessivo di 3 cessioni).

E’ importante evidenziare che lo sconto in fattura praticato dall’installatore all’utente finale non è considerato un passaggio e non rientra nel conteggio delle cessioni multiple.

Quindi, il committente (utente finale), ha la possibilità di scegliere di cedere il credito, ad esempio, anche all’installatore o impresa che effettua i lavori, optando per lo sconto immediato in fattura.

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LA VENTILAZIONE MECCANICA CONTROLLATA CON RECUPERO DI CALORE FA EFFICIENZA

Senza areare correttamente gli ambienti, polveri sottili, pollini, sostanze chimiche, muffe, batteri e virus si accumulano nell’aria, per non parlare della scarsa ossigenazione e dell’eccessiva presenza di anidride carbonica. Possiamo aprire le finestre, ma se viviamo in una zona inquinata rischiamo di peggiorare la situazione, oltre a sprecare calore prezioso. La ventilazione meccanica controllata risolve il problema areando in modo continuo i locali e rendendoli sani grazie un’aria di alta qualità ottenuta con la microfiltrazione. La ventilazione meccanica controllata con recupero di calore, inoltre, ha un’altra importante caratteristica: consente di risparmiare energia in casa grazie a particolari dispositivi integrati.

La ventilazione meccanica controllata deve funzionare 24 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno (un errore molto comune è quello di spegnerla durante la notte!). Proprio come un frigorifero, insomma, che mantiene freschi i nostri alimenti consumando costantemente un piccolo quantitativo di energia elettrica.
I consumi variano in funzione del numero dei ricambi d’aria/ora, quindi, della velocità dei ventilatori che muovono l’aria in ingresso e in uscita. Il riferimento normativo indica per il ricambio d’aria 0,5 vol/ora, valore che permette la diluizione degli inquinanti e della CO2, ma questa portata può essere diminuita, per esempio, se non c’è nessuno in casa, o aumentata nel caso siano presenti diverse persone, ad esempio per una cena o una festa.
Se ora vi state preoccupando di quanto consuma un impianto di VMC, sappiate che dovreste piuttosto chiedervi quanto vi fa risparmiare sui costi di riscaldamento! I consumi sono analoghi a quelli di un frigorifero ma, diversamente da questo elettrodomestico, un sistema VMC con recupero di calore è (anche) uno strumento di efficientamento energetico.
Il recuperatore di calore, infatti, durante l’inverno permette all’aria viziata calda in uscita di cedere energia termica all’aria fredda in ingresso, preriscaldandola. Si riesce a recuperare anche il 90% dell’energia termica che altrimenti andrebbe dispersa, diminuendo così notevolmente il fabbisogno dell’impianto di riscaldamento che, aprendo le finestre, sarebbe costretto a funzionare per riportare a temperatura ambiente l’aria ricambiata.
In estate e nelle mezze stagioni, di notte lo scambiatore di calore può essere bypassato ottenendo un effetto di free-cooling, grazie all’aria esterna più fresca che entra in casa per climatizzare gli ambienti in modo naturale e gratuito.
Per questi motivi oggi l’installazione di impianto di VMC è davvero interessante, perché al vantaggio della qualità dell’aria si aggiunge un risparmio sui consumi energetici in grado di compensare il costo di funzionamento e, almeno in parte, il costo dell’investimento.

Quando si riqualifica un’abitazione, quasi sempre si installano serramenti nuovi ad alta tenuta termica. Questo comporta un risparmio energetico per la minore dispersione di calore, ma crea anche un effetto negativo perché elimina l’areazione naturale causata dagli “spifferi”. Anche nelle ristrutturazioni, quindi, la ventilazione meccanica controllata è fondamentale per prevenire il rischio di condense e muffe.

Ma è soprattutto negli edifici di nuova costruzione che la ventilazione meccanica è particolarmente importante. In questi ambienti, infatti, l’isolamento è tale da creare un ristagno dell’aria pressoché totale che può essere estremamente dannoso se non si arieggiano adeguatamente gli ambienti. Anche in contesti abitativi di alta qualità, dove gli equilibri costruttivi sono molto più “delicati” rispetto al passato, capita che si formino macchie di muffa apparentemente inspiegabili dovute alla presenza di ponti termici, anche minimi, non correttamente isolati. Inoltre, bisogna considerare che oggi gli edifici nuovi vengono realizzati e chiusi in pochi mesi e spesso non si lascia alle strutture il tempo necessario per liberarsi di tutta l’umidità, con possibili danni che emergono nei primi anni di vita dell’immobile. La VMC risolve anche questo problema, occupandosi di “asciugare” la casa.
In un edificio nuovo con alte prestazioni energetiche e magari dotato di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, la VMC con recupero di calore rappresenta il complemento impiantistico fondamentale per mantenere il comfort ottimale, la salubrità degli ambienti, la qualità dell’immobile negli anni e (ultimo ma non meno importante) per consentire il risparmio energetico.

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COME CAPIRE QUANDO È ARRIVATO IL MOMENTO DI SOSTITUIRE LA CALDAIA?

Se si possiede un apparecchio “datato” probabilmente ci si pone questa domanda ogni volta che sta per arrivare la stagione fredda e si deve accendere il riscaldamento, rimandando magari la decisione all’anno successivo. Invece, è sempre opportuno fare le valutazioni del caso per non ritrovarsi costretti a procedere in tutta fretta.
In linea di massima, una caldaia può durare più di 15 anni, ma con il passare del tempo possono intensificarsi episodi di malfunzionamento che, oltre a lasciarci al freddo, fanno aumentare le spese per le riparazioni. Inoltre, una caldaia a condensazione consuma meno facendoci risparmiare in bolletta.

Esistono i segnali che dovrebbero convincere anche i più indecisi che è arrivato il momento di sostituire la caldaia:
– malfunzionamenti ripetuti che penalizzano il comfort e richiedono l’intervento dell’assistenza;
– riparazioni e sostituzione di componenti che non sono economicamente vantaggiose (il classico caso in cui si pensa “non ne vale la pena”);
– diminuzione dell’efficienza e aumento dei consumi, quindi delle bollette del gas, senza che ci sia stato un cambiamento nell’utilizzo della caldaia;
– incapacità della caldaia di garantire un adeguato comfort sanitario.

Sostituendo la vecchia caldaia con un generatore di ultima generazione si ottengono molti vantaggi, che possono essere riassunti in una maggiore affidabilità e sicurezza, in un netto miglioramento dell’efficienza con una conseguente riduzione dei consumi e in un contributo positivo alla tutela ambientale. Senza dimenticare l’aumento del comfort che si ottiene grazie alle funzionalità della caldaia abbinata alla nuova regolazione.
Dal 2015 i produttori possono immettere sul mercato solamente caldaie a condensazione; quindi, se decidi di sostituire la caldaia mantenendo lo stesso tipo di generatore di calore, oggi dovresti trovare sul mercato solo prodotti basati su questa tecnologia. Chi propone una caldaia non a condensazione sta fornendo un consiglio da non seguire.
Le caldaie a condensazione hanno rendimenti elevati e apportano risparmi, rispetto a un generatore obsoleto, che possono arrivare al 20-30%, se abbinate a sistemi di regolazione ambiente “smart”. Il risparmio maggiore si otterrà, in particolare, con i pannelli radianti a pavimento che funzionano a bassa temperatura, ma si possono ottenere ottimi risultati anche con impianti a radiatori.

Decidendo di sostituire il generatore è possibile optare anche per tecnologie diverse come generatori di calore in pompe di calore, che sfruttano fonti rinnovabili, e i sistemi ibridi (o caldaie ibride), che abbinano una caldaia a condensazione a una pompa di calore.
La sostituzione della caldaia con un sistema ibrido o con una pompa di calore permette di ottenere un risparmio dal 20% al 40% rispetto a una tradizionale caldaia a gas. Installando un impianto fotovoltaico con sistema di accumulo elettrico per alimentare la pompa di calore, il risparmio in bolletta può arrivare fino al 50-60%.

La sostituzione di una vecchia caldaia domestica con generatori di calore efficienti può accedere a diversi incentivi economici:
– Ecobonus per la riqualificazione energetica degli edifici: consente di detrarre dall’IRPEF il 50% o il 65% delle spese se la nuova caldaia a condensazione è almeno in classe A (per il 65% se la caldaia è dotata di sistemi di termoregolazione classe V, VI o VIII);
– Bonus ristrutturazioni: consente di detrarre il 50% delle spese per l’installazione del nuovo generatore di calore;
– Conto Termico: contributo economico che abbatte di costi di acquisto di generatori di calore che utilizzano le fonti rinnovabili, come le pompe di calore, i sistemi ibridi e le caldaie a biomassa;
– Superbonus 110% (scopri la guida al Superbonus 110%): consente di riqualificare le abitazioni unifamiliari e i condomini se si ottiene il miglioramento di due classi energetiche dell’edificio e si effettua almeno un intervento “trainante” (come l’installazione di una caldaia a condensazione classe A, pompa di calore, sistema ibrido).

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I DATI DELL’INDAGINE IPSOS “GLI ITALIANI E L’ENERGIA” REALIZZATA PER LEGAMBIENTE E NUOVA ECOLOGIA.

Sostenibilità, fonti rinnovabili, risparmio energetico, transizione ecologica: sono tutte espressioni ormai entrate nel lessico quotidiano comune. Ma quanto ne sanno realmente i cittadini? Ipsos lo ha chiesto loro nell’indagine “Gli italiani e l’energia” realizzata per Legambiente e Nuova Ecologia, i cui risultati sono stati presentati questa mattina da Andrea Alemanno, responsabile Ricerche Sostenibilità di IPSOS, e Luca Biamonte, direttore Relazioni Esterne e Comunicazione Editoriale Nuova Ecologia, nel secondo giorno del XIV Forum nazionale QualEnergia al Centro congressi di Roma Eventi. La conferenza, intitolata quest’anno “L’ora delle scelte – Le opportunità economiche tra PNRR e transizione energetica”, è organizzata da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club in partnership con Cobat, il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio, e vede confrontarsi sul palco amministratori pubblici, docenti universitari, esperti e imprenditori del settore, oltre che la presenza del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini. La seconda giornata del Forum è inoltre occasione per presentare il dossier “Rinfreschiamoci senza riscaldare il Pianeta 4.0 – I refrigeranti e il clima secondo Legambiente”.

L’indagine “Gli italiani e l’energia”. Interpellato sulle possibili motivazioni dietro al rincaro dell’energia, il 47% degli intervistati ritiene che quest’ultimo sia da attribuire ai Paesi produttori di combustibili fossili e alle logiche geo-politiche correlate; il 37% imputa gli aumenti a una tardiva presa di coscienza del problema e al ritardo negli investimenti sulle fonti rinnovabili; appena il 16%, invece, ritiene che il rincaro sia dovuto a una transizione ecologica costosa. Proprio il tema del costo della transizione energetica, che tanto ha animato il dibattito negli ultimi mesi, polarizza le aspettative degli italiani: a tendere, per circa la metà della popolazione (48%) i costi della transizione saranno alti, per oltre la metà (52%) saranno invece convenienti. Invitati a esprimersi anche in merito alla Cop26, gli intervistati la giudicano per lo più un’occasione non sfruttata appieno, quando non persa.

Più in generale, otto italiani su 10 si dicono familiari con il concetto di sostenibilità. In crescita, rispetto allo scorso anno, quanti dichiarano un buon livello di conoscenza delle energie rinnovabili (il 62%, contro il 55% del 2020), sebbene meno del 10% sostenga di possedere un elevato grado di familiarità con il tema. Tra le fonti rinnovabili, il 77% della popolazione ritiene quella solare la più adatta alla produzione di energia su vasta scala, anche se è in crescita l’attenzione all’eolico off-shore e alla geotermia.

Guardando ai settori che potrebbero favorire uno sviluppo sostenibile, per il terzo anno consecutivo il settore energetico viene riconosciuto come trainante, con il 38% degli intervistati che lo cita al primo posto. Cresce ulteriormente l’importanza attribuita al settore dei trasporti e della logistica e aumenta in modo significativo quella riconosciuta al settore automobilistico.

“L’indagine rivela, da un lato, una crescente familiarità degli italiani con i temi della sostenibilità e dell’energia, dall’altro una conoscenza ancora insufficiente del mondo delle rinnovabili e del ruolo che l’Italia gioca nel settore: quasi un italiano su due percepisce, infatti, che il nostro Paese sia rimasto indietro sul tema, sebbene risulti in linea con la media europea – dichiara il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti – D’altro canto, è rilevante il fatto che oltre la metà della popolazione reputi il ruolo delle rinnovabili positivo in relazione ai costi della transizione energetica e che gli italiani intervistati si mostrino disponibili a rivedere i propri stili di vita e le abitudini di consumo per contrastare il cambiamento climatico”.

“I risultati del sondaggio confermano quella che è la nostra percezione: gli italiani sono sempre più attenti al tema della sostenibilità in tutte le sue accezioni – commenta il vicepresidente del Kyoto Club, Francesco Ferrante – Ed è interessante, per esempio, la nuova sensibilità che emerge sul tema dei trasporti verso forme di mobilità più sostenibili. Particolarmente rilevante il fatto che in larga maggioranza siano consapevoli del fatto che anche gli attuali aumenti delle bollette energetiche non sono certo dovuti alla transizione ecologica e alle rinnovabili, ma piuttosto a una lentezza eccessiva nella fuoriuscita dall’economia basata sui fossili”.

Interrogati sui comportamenti che sono disposti ad adottare per salvaguardare l’ambiente, gli italiani citano al primo posto la scelta di fornitori energetici che utilizzano soltanto fonti rinnovabili – scelta che, accompagnata da misure adeguate, avrebbe ad esempio un importante impatto sulla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento. Seguono, quindi, la sostituzione degli elettrodomestici con altri a ridotto consumo energetico e l’utilizzo di mezzi meno inquinanti e/o non energivori. Un numero più esiguo di italiani è invece incline a scegliere il trasporto pubblico e i mezzi di sharing mobility per i suoi spostamenti. Un buon numero si dichiara disponibile a risparmiare sull’utilizzo dei riscaldamenti in inverno e su quello dei condizionatori in estate.

Un importante segnale, quest’ultimo, che se tradotto in azioni concrete potrebbe contribuire notevolmente alla transizione energetica considerato che, dopo la CO2, i gas che alimentano le apparecchiature di condizionamento e di refrigerazione sono tra quelli che più incidono sulle emissioni di gas serra in atmosfera.